Un Convegno a Milano sul sottosuolo della città

Un Convegno a Milano sul sottosuolo della città

Il sottosuolo della città

 Mercoledì 12 dicembre 2018 presso la Centrale dell’Acqua di Metropolitana Milanese S.p.A. (Piazza Diocleziano n° 5) si terrà il Convegno:

Il sottosuolo della città. Spazi nella Milano nascosta”.

 Per l’Associazione S.C.A.M. parleranno Ippolito Edmondo Ferrario e Gianluca Padovan, sezione “Ambienti e tracce sotto la città di Milano”.

Si prega di confermare la partecipazione: ogni dettaglio è contenuto nell’allegato programma.

Il rifugio antiaereo nella zona di piazzale Brescia

Il rifugio antiaereo nella zona di piazzale Brescia

Costruito nel 1938, il bel palazzo s’affaccia su Piazzale Brescia. Il proprietario ci ha accompagnato cortesemente a visitare le sue cantine laddove vi è ancora oggi il rifugio antiaereo.

La porta in ferro e cemento della SISTI ha una data timbrata con l’inchiostro, perfettamente leggibile: SET 1939.

Un’altra scritta, a vernice nera, all’interno di una successiva porta blindata recita: USCITA.

Tra le classiche cose che possono ingombrare uno spazio oggi adibito a cantina si scorge, un po’ “seppellita” dagli oggetti polverosi, una panca in muratura, la classica “seduta” per gli occupanti del rifugio. Un tratto di tubo verde lascia intendere che un tempo il rifugio fosse dotato almeno di un impianto di ventilazione forzata e filtrazione dell’aria.

La cosa curiosa è che nel 1943 si era installato nel palazzo un non ben identificato “comando” tedesco e parte o tutto il rifugio antiaereo era stato da loro occupato. Nel 1945, a guerra conclusa, nel palazzo e quindi anche nel rifugio si era installato un altro non ben identificato “comando”, stavolta americano.

Su di una porta d’epoca in legno si può leggere la scritta tracciata con il gesso bianco: Beer Bottles.

Difatti, come rammenta il proprietario dello stabile, nello spazio cantinato gli americani tenevano le casse contenenti le bottiglie di birra.

Si ricorda anche come tutta la cantina, rifugio compreso, fossero stati lasciati perfettamente puliti e in ordine dai tedeschi, mentre gli americani lasciarono il posto decisamente sporco.

Se gli aneddoti curiosi e simpatici si susseguono tra una stanza e l’altra, emerge comunque dai ricordi il dramma della guerra, di una Milano parzialmente rasa al suolo e abbandonata perché buona parte della popolazione civile (soprattutto i bambini) era stata “sfollata”.

«Ricordo che quella via aveva le case sul lato destro tutte demolite, mentre quelle sul lato opposto si erano salvate…», racconta il distinto signore prima di chiudere alle spalle l’ultima porta blindata.

Un altro tassello si è aggiunto all’indagine sui rifugi antiaerei di Milano.

Altre informazioni sui rifugi antiaerei di Milano le troverete sul libro: Alla scoperta di Milano sotterranea.

https://www.newtoncompton.com/libro/alla-scoperta-di-milano-sotterranea

Buona lettura.

Alla scoperta di Milano sotterranea. La prima guida per visitare il sottosuolo della città

Alla scoperta di Milano sotterranea. La prima guida per visitare il sottosuolo della città

Alla scoperta di Milano sotterranea.

Martedì 21 marzo avevamo pubblicato l’articolo “Finalmente ci siamo…”, per annunciare la prossima uscita del nostro libro. Ma l’attività suburbana e di presentazione di alcuni lavori svolti ci hanno poi tenuti occupati al punto da farci scordare di pubblicare sul sito le “coordinate” del nuovo lavoro sui sotterranei di Milano.

Ad ogni buon conto… ecco il tutto.

Nel ventre della città …

Dopo aver raccontato delle nostre esplorazioni sotterranee a Milano e a Mombello nel libro Milano Sotterranea, edito da Newton Compton nel 2013 (e ristampato nel 2017), con questo nuovo libro, Alla scoperta di Milano sotterranea, parliamo in dettaglio delle cavità artificiali milanesi e delle opere architettoniche ad oggi ancora inesplorate nelle loro parti ipogee.

Le cavità artificiali sono strutturate per tipologie e sottotipologie, con ben 200 schede che illustrano le opere architettoniche principali. In pratica le indicazioni che si forniscono consentiranno di giungere in posti particolari e magari di riprendere le esplorazioni da dove noi le abbiamo lasciate.

Avanti, quindi, perché il sottosuolo di Milano possiede ancora molto da scoprire.

Buona lettura!

Book trailer:

 

Autori: Ippolito Edmondo Ferrario & Gianluca Padovan

Titolo: Alla scoperta di Milano sotterranea

Edito da: Newton Compton Editori

Luogo: Roma

Anno: 2018

Formato: 15 x 88, copertina rigida

Pagine: 510

Immagini: 114 b/n

 

Sirene d’allarme a Milano

Sirene d’allarme a Milano

I penetranti e cadenzati suoni della sirena davano il preallarme, l’allarme e il cessato allarme. La gente così sapeva di doversi recare, e di corsa, nei rifugi antiaerei.

Ma prima delle ostilità la sirena serviva, e tutt’oggi serve, a ben altri scopi. Erano prodotte per essere installate nelle fabbriche, negli aeroporti, nelle caserme dei Vigili del Fuoco, ecc. I primi tipi di sirena erano elettromagnetici, a membrana vibrante, ma risultavano poco potenti; successivamente s’impiegarono anche le sirene elettromeccaniche, a turbamento d’aria.

Durante la Prima Guerra Mondiale si erano proposti e sperimentati vari sistemi per allertare alla popolazione civile, all’approssimarsi di velivoli avversari. Suono delle campane, esplosione di razzi e petardi, persino il suono delle trombette da postino doveva servire ad avvisare gli abitanti di città e paesi. Ma inizialmente si nutrivano delle perplessità in quanto i segnali acustici avrebbero potuto favorire, di notte, l’orientamento degli aeroplani avversari sugli obiettivi.

Ad esempio, a Como si “requisirono” dal Museo due piccoli cannoni ottocenteschi ad avancarica per colocarli al Castello Baradello, in cima all’omonimo colle che sovrasta la città: i colpi a salve sarebbero stati bene uditi (Maria Antonietta Breda, Gianluca Padovan, Como 1915 – 1945: protezione dei Civili e rifugi antiaerei, Lo Scarabeo Editrice, Milano 2014, pp. 47-48).

Ma ben presto si pervenne alla considerazione che il sistema migliore era l’utilizzo delle sirene.

Ad esempio a Como, in data 13 giugno 1940, abbiamo la comunicazione del Prefetto Presidente Mario Trinchero, il quale tra le varie disposizioni richiede che «Nelle località ove il segnale d’allarme è udito meno distintamente, i vigili del fuoco integreranno il suono delle sirene fisse adoperando mezzi sussidiari di allarme costituiti da sirena a mano, motocarrozzette, con sirene a campana, raganelle, ecc. Questi mezzi complementari dovranno subito essere azionati da detti vigili, che appena udranno l’allarme scatteranno immediatamente percorrendo le zone di silenzio» (Archivio del Comune di Como, Anno 1932-1945, N° 3779, Fasc. 2).

In un documento del «Comune di Milano, Ufficio Tecnico – Divisione VI, Sezione Servizi industriali», datato 13 gennaio 1950, le sirene installate a Milano tra 1933 e 1945 dal Comune risultano essere state 53 (Atti del Comune di Milano, Cittadella degli Archivi e Archivio Civico di Milano).

Nello specifico, a Milano nel 1933 vi è l’installazione di «un centralino e di n° 15 sirene tipo SAAR», mentre nel 1937 s’installano altre 18 sirene. L’anno seguente vi è lo «Spostamento di n° 5 sirene dal Centro alla periferia». Nel 1939 si registra l’«Installazione di n° 6 sirene tipo elettromeccaniche».

Agli inizi del 1940 abbiamo lo spostamento della Centrale d’Allarme da piazza degli Affari alla Regia Prefettura, ovvero all’interno della cosiddetta “Torre delle Sirene”, nonché il «Trasporto di n° 6 sirene dal Centro alla periferia» e l’«Acquisto ed installazione di n° 6 sirene elettromagnetiche e di 1 centralino tipo SIIS». Inoltre: «Acquisto ed installazione di una sirena per la Galleria V. Emanuele. Lavoro Stipel per collegamento e impianto elettrico».

L’anno seguente si ha l’«Installazione di n° 17 sirene elettromagnetiche. Collegamento e adattamento delle sirene della Stazione e del Magazzeno di Baggio».

Nei successivi anni di guerra si registrano solo i costi delle manutenzioni affidate alla Ditta SAITE, nonché le spese per le riparazioni, l’energia elettrica, il canone Stipel, ecc.

Con il 1945 e la fine delle ostilità avviene la dismissione dell’impianto d’allarme: «Smontaggio di n° 35 sirene su invito della Prefettura». In ogni caso mancherebbero “all’appello” ancora 18 sirene su 53.

A corredo si uniscono un paio d’immagini di sirene antiaeree.

A.«Sirena di grande potenza» brevettata dall’ing. Baldrocchi (Cittadella degli Archivi e Archivio Civico di Milano).

B.Sirena d’epoca proveniente da Milano, conservata presso la “Galleria Storica dei Vigili del Fuoco” a Chiavenna. Sul fusto metallico e in rilievo si legge: «ing. v. fachini milano brev. n. 522», mentre una consunta targhetta rivettata riporta la scritta «marelli» (foto Davide Padovan).

L’altro giorno Davide ci ha segnalato l’esistenza di una “sirena”, esposta nel locale milanese“Pizzeria Fabbrica con Cucina”, situato in Viale Pasubio n. 2 (web: lafabbricapizzeria.it.). Ovviamente siamo andati a fotografarla.

Si tratterebbe, come recita il piccolo cartello appeso sotto l’oggetto, di un «Diffusore di una fabbrica per sirena di allarme aereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale». All’interno del cono metallico si legge ancora il nome della fabbrica: Magnadyne.

Si ringrazia il Gestore per averci lascito fotografare questo “pezzo di storia”.

Sui tetti della città vi sono ancora sirene d’allarme risalenti all’ultima guerra mondiale? Forse sì. Se vi capiterà d’individuarle e avrete la possibilità di fotografarle, inviateci il materiale, chiaramente corredato da un vostro scritto, anche breve: saremo lieti di pubblicarlo.