256 secondi… in Galleria Vittorio Emanuele II

256 secondi… in Galleria Vittorio Emanuele II

256 secondi… in Galleria Vittorio Emanuele II

 

Grazie all’interessamento e all’entusiasmo dell’arch. Alfredo Spaggiari, Direttore di Urban Center Milano, nonché di MilanoGuida e S.C.A.M., lo spettacolo teatrale-emozionale “256 secondi piovono bombe” sarà rappresentato proprio nello spazio multimediale situato in Galleria Vittorio Emanuele, angolo piazza della Scala.

L’ingresso è gratuito.

Data: venerdì 23 novembre, ore 17,45.

Introdurrà la Preside della Scuola Primaria Giacomo Leopardi, prof. Laura Barbirato.

 

 

 

A grande richiesta ritorna a Milano lo spettacolo “256 Secondi. Piovono Bombe”

A grande richiesta ritorna a Milano lo spettacolo “256 Secondi. Piovono Bombe”

A grande richiesta, dopo il successo avuto negli anni precedenti, ritorna lo spettacolo scritto e diretto da Cesare Gallarini, allestito nell’ex ricovero antiaereo della scuola di via Bodio 22 a Milano. Cinque date, nel mese di ottobre, per rivivere e riflettere sul dramma dei bombardamenti sui civili. Uno spettacolo, unico, intenso, organizzato in quei locali sotterranei che furono autentico ricovero antiaereo durante il Secondo Conflitto Mondiale.

Prenotarsi presso Milanoguida:

 

 

Contrasti

Contrasti

Martedì 26 giugno 2018 il Laboratorio di Architettura degli Interni del Politecnico di Milano allestirà una mostra dedicata ai temi della guerra e dei bombardamenti subiti dai civili, nel Rifugio N° 87 in viale Bodio 22 a Milano.

Ore 14,15 – 17.00: la Mostra verrà aperta al Pubblico.

Ulteriori dettagli li trovate nell’allegata locandina.

Locandina – Bodio(1)

 

 

 

 

 

 

Aquedotto Civico di Milano: Centrali e Centraline

Aquedotto Civico di Milano: Centrali e Centraline

Parlando di una grande città come Milano si deve certamente considerare l’importanza fondamentale dell’Acquedotto Civico.

Nel libro Alla scoperta di Milano sotterraneaabbiamo dedicato più di un capitolo alle acque urbane e nello specifico uno è sull’approvvigionamento idrico: “5. Milano costruisce un acquedotto moderno”.

Andando agli anni passati, vediamo che a partire dal 1888, con lo sviluppo del tessuto urbano e l’incremento degli abitanti, si valuta la possibilità di costruire un acquedotto per la città che risolva i molti problemi di igiene, sopperendo inoltre all’aumentato fabbisogno idrico:

«Difatti dal censimento del 1881 risulta che i cittadini milanesi fossero 321.000, quindi in costante aumento anche dopo l’annessione dei Carpi Santi a Milano avvenuta nel 1873. Si ricorda che fino ad allora, e in molti casi fino ai primi del Novecento, l’approvvigionamento d’acqua potabile era garantito dai pozzi ordinari e di cui si parlerà più avanti. Pertanto, alla fine del 1881, la Società Italiana Condotte d’Acqua avanzò un primo progetto di acquedotto milanese che si basava su di una conduttura che avrebbe rifornito il capoluogo lombardo direttamente dalla Val Brembana con una portata di 900 litri di acqua al secondo. Il progetto trovò l’opposizione netta di tutti i Comuni della bergamasca che non esitarono di fronte anche ai vari tentativi delle autorità milanesi di far dichiarare l’opera di pubblica utilità. Trascorsero gli anni e il progetto alla fine venne abbandonato. Cambiò anche l’amministrazione milanese, fu eletto il nuovo sindaco Gaetano Negri e si ricominciò daccapo. Vennero presentati ben ventidue nuovi progetti di cui sette furono giudicati interessanti e degni di nota. Fra questi c’era ad esempio quello dell’ingegner Villoresi (che diede il nome al canale da lui progettato che mette in comunicazione il Ticino con il fiume Adda) il cui progetto era basato su di una condotta in pressione che partiva dalle montagne di Lecco per arrivare a Milano e che, lungo il suo percorso, avrebbe permesso la presenza di turbine utili agli impianti industriali. Ci fu un lungo dibattito, ma alla fine si scartarono anche questi nuovi progetti. Per la realizzazione dell’acquedotto giunse il progetto a firma del già citato ingegner Felice Poggi dell’Ufficio Tecnico Comunale che già si stava dedicando al sistema fognario. L’ingegner Poggi si “limitò” a prendere spunto dal passato, ovvero dall’utilizzo dei pozzi da parte dei milanesi per l’approvvigionamento d’acqua potabile. Rimaneva il concetto del pozzo per prelevare acqua, ma la profondità dello stesso doveva essere maggiore per andare a prelevare quell’acqua con chiare garanzie di purezza» (tratto da: Ippolito Edmondo Ferrario, Gianluca Padovan, Alla scoperta di Milano sotterranea, Newton Compton Editori, Roma 2008, pp. 48-49).

CENTRALI DI POMPAGGIO DELL’ACQUEDOTTO CIVICO

Elenco delle Centrali di pompaggio dell’Acquedotto Civico costruite dal XIX al XXI secolo.

Centrale di pompaggio Abbiategrasso

Centrale di pompaggio Anfossi

Centrale di pompaggio Arena

Centrale di pompaggio Armi

Centrale di pompaggioAssiano

Centrale di pompaggio Baggio

Centrale di pompaggio Bastioni Porta Nuova

Centrale di pompaggio Beatrice d’Este

Centrale di pompaggio Benedetto Marcello

Centrale di pompaggio Cantore

Centrale di pompaggio Cenisio

Centrale di pompaggio Chiusabella

Centrale di pompaggio Cimabue

Centrale di pompaggio Comasina

Centrale di pompaggio Crema

Centrale di pompaggio Crescenzago

Centrale di pompaggio Espinasse

Centrale di pompaggio Feltre

Centrale di pompaggio Gorla

Centrale di pompaggio Indipendenza

Centrale di pompaggio Italia

Centrale di pompaggio Lambro

Centrale di pompaggio Maggiolina

Centrale di pompaggio Martini

Centrale di pompaggio Napoli

Centrale di pompaggioNovara

Centrale di pompaggio Ovidio

Centrale di pompaggioPadova

Centrale di pompaggio Palestro

Centrale di pompaggio Parco

Centrale di pompaggio Parini e Bastioni Venezia

Centrale di pompaggio Platone

Centrale di pompaggio Poggi

Centrale di pompaggio Rondò Cagnola

Centrale di pompaggio Salemi

Centrale di pompaggio San Siro

Centrale di pompaggio Santa Teresa

Centrale di pompaggio Sforza

Centrale di pompaggio Suzzani

Centrale di pompaggio Testi

Centrale di pompaggio Tonezza

Centrale di pompaggio Trotter

Centrale di pompaggio Vercelli

Centrale di pompaggio Vialba

 

 

CENTRALINE DI POMPAGGIO DELL’ACQUEDOTTO CIVICO

Ed ecco, in ultimo, l’elenco delle Centraline di Pompaggio dell’Acquedotto Civico:

Affori, Bicocca, Bruzzano, Corsico (2 centraline), Da Vinci, Figino, Giardini Pubblici, Musocco, Pellico 2, Pellico 8.

 

Il rifugio antiaereo nella zona di piazzale Brescia

Il rifugio antiaereo nella zona di piazzale Brescia

Costruito nel 1938, il bel palazzo s’affaccia su Piazzale Brescia. Il proprietario ci ha accompagnato cortesemente a visitare le sue cantine laddove vi è ancora oggi il rifugio antiaereo.

La porta in ferro e cemento della SISTI ha una data timbrata con l’inchiostro, perfettamente leggibile: SET 1939.

Un’altra scritta, a vernice nera, all’interno di una successiva porta blindata recita: USCITA.

Tra le classiche cose che possono ingombrare uno spazio oggi adibito a cantina si scorge, un po’ “seppellita” dagli oggetti polverosi, una panca in muratura, la classica “seduta” per gli occupanti del rifugio. Un tratto di tubo verde lascia intendere che un tempo il rifugio fosse dotato almeno di un impianto di ventilazione forzata e filtrazione dell’aria.

La cosa curiosa è che nel 1943 si era installato nel palazzo un non ben identificato “comando” tedesco e parte o tutto il rifugio antiaereo era stato da loro occupato. Nel 1945, a guerra conclusa, nel palazzo e quindi anche nel rifugio si era installato un altro non ben identificato “comando”, stavolta americano.

Su di una porta d’epoca in legno si può leggere la scritta tracciata con il gesso bianco: Beer Bottles.

Difatti, come rammenta il proprietario dello stabile, nello spazio cantinato gli americani tenevano le casse contenenti le bottiglie di birra.

Si ricorda anche come tutta la cantina, rifugio compreso, fossero stati lasciati perfettamente puliti e in ordine dai tedeschi, mentre gli americani lasciarono il posto decisamente sporco.

Se gli aneddoti curiosi e simpatici si susseguono tra una stanza e l’altra, emerge comunque dai ricordi il dramma della guerra, di una Milano parzialmente rasa al suolo e abbandonata perché buona parte della popolazione civile (soprattutto i bambini) era stata “sfollata”.

«Ricordo che quella via aveva le case sul lato destro tutte demolite, mentre quelle sul lato opposto si erano salvate…», racconta il distinto signore prima di chiudere alle spalle l’ultima porta blindata.

Un altro tassello si è aggiunto all’indagine sui rifugi antiaerei di Milano.

Altre informazioni sui rifugi antiaerei di Milano le troverete sul libro: Alla scoperta di Milano sotterranea.

https://www.newtoncompton.com/libro/alla-scoperta-di-milano-sotterranea

Buona lettura.