Pillole di storia. I “rifugi casalinghi” milanesi

Pillole di storia. I “rifugi casalinghi” milanesi

Pillole di storia. I “rifugi casalinghi” milanesi

 

Allo scoppio delle ostilità, il 10 giugno 1940, a Milano e in Italia erano ben pochi i rifugi antiaerei propriamente detti e appositamente realizzati per la protezione dei civili. Si pensò quindi di sfruttare una parte dei locali cantinati di edifici scolastici, case e palazzi, aventi almeno due o più piani fuori terra, come rifugi antiaerei.

In linea più che altro teorica si considerava che nel corso di un bombardamento aereo gli ordigni sarebbero caduti perpendicolarmente al suolo e, qualora avessero colpito un edificio a più piani, sarebbero esplosi prima di toccare il piano terreno, ovvero non avrebbero raggiunto le cantine. Non sempre fu così.

Tali rifugi, o meglio queste semplici “cantine puntellate”, erano denominati «ricoveri di fortuna» o «ricoveri casalinghi di circostanza» e a Milano ne furono costruiti a centinaia. Già dalla Prima Guerra Mondiale venivano chiamati “ricoveri” e non rifugi in quanto si riteneva che la parola sarebbe suonata più rassicurante e meno inquietante alle orecchie dei civili.

I soffitti degli spazi scelti per diventare rifugio dovevano però essere puntellati e rinforzati con travi e centine di legno, più raramente con strutture in muratura perché avevano costi maggiori. Il concetto era che le volte di questi locali avrebbero dovuto sostenere il peso del crollo dell’edificio, se questo fosse stato colpito da una bomba.

Gli accessi erano le normali scale che servivano per scendere nelle cantine. Se l’edificio veniva distrutto e il vano scale occluso dalle macerie si poteva uscire attraverso una finestrella di cantina (lucernaio), appositamente prescelta, che prendeva luce o dal cortile interno, oppure dalla strada su cui lo stabile si affacciava. Esternamente la finestrella era indicata lungo la facciata dell’edificio con frecce, generalmente bicolori, e apposite scritte: U.S. (Uscita di Soccorso). Nel caso in cui le macerie l’avessero ostruita, e non si fosse potuto rimuoverle dall’interno, occorreva attendere che i soccorritori la individuassero, grazie alle indicazioni dipinte (che si sperava non fossero state “spazzate via” dalle esplosioni), e la rendessero praticabile per fare uscire i rifugiati.

Nella realtà le cose non sempre andarono per il giusto verso e molta gente morì a causa delle esplosioni o soffocate dal fumo prodotto dagli incendi. Basti ricordare l’impiego degli ordigni di grandi dimensioni in grado di “polverizzare” qualsiasi edificio, il cui spostamento d’aria poteva uccidere gli occupanti delle cantine e dei rifugi non a prova di bomba. Inoltre gli ordigni non cadevano perfettamente perpendicolari e in vari casi si sono infilati nel vano-scale che conduceva alla cantina puntellata, o direttamente in un lucernaio, deflagrando quindi all’interno e facendo una strage. Le bombe incendiarie costituirono poi una pericolosa realtà, contro cui ben poco si poteva fare se cadevano concentrate.

Dalle testimonianze raccolte si è capito che, per evitare di fare la cosiddetta «fine del ratto», ovvero morire intrappolati nel sottosuolo, nel corso della guerra si abbatterono i divisori tra le cantine di stabili contigui e addirittura si scavarono lunghi cunicoli per mettere in comunicazione più edifici e creare vere e proprie uscite di sicurezza. Si dice, ad esempio, che a Milano quasi tutte le cantine degli edifici di Via Dante Alighieri fossero state collegate tra loro e che, addirittura, si potesse passare sotto la via tramite tunnel. Lo stesso si dice per gli edifici di Via Giuseppe Candiani e Via Filippo Baldinucci, nel quartiere Bovisa: dalle cantine si poteva sbucare all’aperto in Piazza Giovanni Bausan.

Da alcuni anni è visitabile il Rifugio Antiaereo N° 87, presso la Scuola primaria Giacomo Leopardi, in Viale Bodio n. 22, ad oggi unica “cantina puntellata” divenuta museo di sé stessa grazie all’impegno della preside, prof. Laura Barbirato.

Testi di riferimento:

Ferrario Ippolito Edmondo, Padovan Gianluca, Milano sotterranea, Newton Compton, Roma 2013.

Breda Maria Antonietta, Padovan Gianluca, Milano: Rifugi Antiaerei. Scudi degli inermi contro l’annientamento, Lo Scarabeo Editrice, Milano 2012.