La Milano bombardata e raccontata

La Milano bombardata e raccontata

-A Milano, c’è mai stata la guerra?-

Quando un bambino che frequenta le Scuole Elementari ti pone con sguardo incredulo questa domanda, inevitabilmente si fanno delle riflessioni.

La prima è che il tempo ha giustamente sbiadito e diluito il ricordo di quegli anni, fino a consegnarlo ad una dimensione atemporale, quasi onirica. Sembra impossibile anche solo immaginare che la nostra metropoli sia stata pesantemente bombardata per un lungo periodo e che i milanesi abbiano convissuto con l’incubo della morte giunta dal cielo. Eppure tutto questo accaduto. Chi vi scrive ebbe il bisnonno  falcidiato da una  raffica di mitragliatrice pesante esplosa da un aereo mentre si trovava in tram. Erano i primi mesi del 1945.

Con il passare degli anni e l’avvicendarsi delle generazioni, tutto ciò che è tradizione orale, vissuto personale e famigliare, è destinato a perdersi se non trasmesso o comunque scritto.

In questi anni lo studio delle cavità artificiali, milanesi e non, ci ha dato una grande opportunità di cui ci siamo resi conto fin da subito: studiare gli ipogei per comprendere meglio la vita della città. E tra questi i ricoveri antiaerei utilizzati durante l’ultimo conflitto mondiale ci hanno permesso di rivivere in parte situazioni di cui avevamo solo sentito parlare. Ed ecco che la storia ha assunto per noi un valore particolare,  quasi un impegno: raccontare, tenere viva la memoria di quegli anni difficilissimi in cui Milano fu messa a dura prova.  Abbiamo provato a farlo esplorando, studiando e soprattutto documentando quegli ambienti sotterranei che accolsero la popolazione durante i bombardamenti.

Luoghi che oggi, in alcuni casi sono stati valorizzati, debitamente conservati, e divenuti meta di visite a scopo didattico. Capita anche a noi di perderci dietro ai nostri affanni quotidiani, affanni che se paragonati a ben altre situazioni fanno sorridere: la scadenza in posta, l’e-mail da inviare in tempo, la riunione di classe dei propri figli. Ecco che allora ripensare a quegli anni, alle situazioni vissute dai nostri nonni o bisnonni, può solo avere un effetto positivo, riportandoci, come si dice, con “i piedi per terra”. Ecco che dopo aver visitato un ricovero antiaereo e compreso le ansie, le paure e tutto ciò che vissero i milanesi del tempo diventa un esercizio utile, fondamentale diremmo, per ricordare chi siamo e da dove veniamo. Qualcuno, a ragion veduta, ha affermato che senza radici non c’è futuro. E noi, a questa affermazione, aggiungiamo una frase di Tolkeniana memoria: le radici profonde non gelano. Qui di seguito alcuni estratti dalle nostre pubblicazioni per raccontare quegli anni in cui a Milano ci fu la guerra…Buona lettura.

 

“Gli aerei inglesi, e più avanti nei mesi anche quelli americani, facevano piovere ordigni che squarciavano le case, aprivano la pavimentazione stradale come se fosse stato burro. Con le esplosioni i pezzi di lastricato volavano via ed erano più pericolosi delle schegge stesse, per non parlare dei sampietrini che si levavano all’intorno come proiettili. Gli spezzoni incendiari, che nello scendere sembravano coreografiche asticelle, quando toccavano terra erano tozzi bastoni a sezione esagonale, devastanti nella lucentezza della punta. Picchiavano a terra con un suono inconfondibile, metallico, simile a un tam tam tam tatataam. Una frazione di secondo dopo, s’accendevano di luce. Dal corpo metallico d’ogni spezzone usciva un lucore bianco, abbacinante. Era la fiamma del fosforo, che consumava tutto quello su cui si posava. Giovannino, il figlio della vedova che faceva la portinaia nel caseggiato accanto a quello in cui abitava Candido, sgattaiolava fuori dal rifugio ancor prima del “cessato allarme” per andare a cercare qualche bello spezzone inesploso, da recuperare. Li portava dal rottamatt, per venderli. Quello glieli pagava in moneta sonante, subito. E altrettanto subito Giovannino correva in quel vicolaccio ambiguo, quello delle puttane, per cercare il borsaro nero e comperare un cartoccino di zucchero grigiastro oppure una manciata di fave da succhiare lentamente, centellinandole.Un giorno gli andò male. Uno di quegli spezzoni scoppiò in ritardo mentre se lo teneva sulla spalla, come se fosse stato la mazza di legno che usava per giocare alla lippa. Il fuoco gli divorò l’osso della clavicola. Le carni della spalla e dell’ascella si fusero con quelle del torace… Avevano dovuto imbottirlo di morfina perché urlava come un ossesso per il dolore. Ma poi, nel giro di qualche giorno, la morte se l’era portato via ponendo fine ad ogni sofferenza.

Tratto da “La Gorgone del Ticinese” di Ippolito E.Ferrario e G. Padovan, Fratelli Frilli Editori

 

Milano Sotterranea e La Gorgone di Milano tra i banchi dell’università IULM di Milano

Milano Sotterranea e La Gorgone di Milano tra i banchi dell’università IULM di Milano

Milano Sotterranea e La Gorgone di Milano oggetto di interesse per gli studenti del Master in Giornalismo dello Iulm di Milano.

Così, a pochissimi giorni dall’uscita nelle librerie del noir targato Fratelli Frilli Editori, in cui si esplora una Milano sotterranea da incubo, gli studenti dello Iulm (Libera Università di Lingue e Comunicazione) hanno magistralmente confezionato un servizio dedicato alla strisciante Gorgone ed allo studio delle cavità artificiali milanesi. I nostri più sentiti ringraziamenti vanno a Daniela Brucalossi, Martina Soligo e Francesco Li Volti per la professionalità dimostrata e l’interesse verso il nostro lavoro.

 

La Gorgone di Milano: indagini e misteri nella città sotterranea

I luoghi della Gorgone di Milano

I luoghi della Gorgone di Milano

Non ci sono solo i  claustrofobici cunicoli, le lunghe gallerie e le polverose cripte del quartiere del Ticinese in cui striscia la Gorgone, ma abbiamo voluto anche raccontare la Milano  che vive alla luce del sole.

Sirio Furlan è un personaggio bizzarro, atipico, forse anche un po’ “turbato”, come i suoi autori… Però è grazie a lui se siamo riusciti  a raccontare anche la città in superficie, quella con cui abbiamo meno dimestichezza… Non abbiamo fatto fatica a immaginarlo  nella quotidianità del quartiere in cui vive e lavora, ovvero Brera.

Ed ecco che Sirio (Il cui volto è quello dell’attore e doppiatore Alberto Bergamini, qui fotografato da Riccardo Mari) lo abbiamo visto dissetarsi in certe sere con una birra weizen, rigorosamente ghiacciata, nel dehoor del bistrot Al Carmine (in piazza del Carmine naturalmente), la sua seconda casa.

O ancora lo abbiamo incontrato mentre faceva incetta di brioche alla crema pasticciera (ha una passione smodata per i dolci) appena sfornate presso la gelateria Toldo di via Ponte Vetero.

A cena  lo abbiamo scorto seduto ai tavoli del ristorante Rovello 18 di via Tivoli, una pietra miliare della ristorazione del quartiere.

E ancora eccolo salire le scale che portano alla Civica Biblioteca Conte Filippo Maria Repossini sita in via dei Bossi, una biblioteca dove i testi dedicati all’occulto sono preponderanti e dove accadono cose insolite.

Questo è Sirio Furlan, quando non è sulle tracce della terrificante Gorgone milanese…

Per saperne di più cercate La Gorgone di Milano (Fratelli Frilli Editori) in tutte le librerie.

 

 

Un gelido lunedì sera milanese in compagnia della Gorgone

Un gelido lunedì sera milanese in compagnia della Gorgone

“La Gorgone di Milano” ha fatto il suo esordio in Urban Center, il bel salotto culturale di Milano, in una sera di forte vento che ha spazzato la città in modo impietoso: lunedì 25 marzo 2019.

L’aria gelida, giunta a sedare i tepori primaverili, ha fatto da cornice alla presentazione del primo noir speleologico milanese edito coraggiosamente dalla Fratelli Frilli Editore.

Scritto da speleologi per un pubblico non facilmente impressionabile per le tematiche trattate, “La Gorgone di Milano” è stata introdotta con astuzia intellettuale e simpatia da Gianluca Margheriti, scrittore meneghino e cultore di tutto ciò che è legato alla città. La sua ironia ha smorzato l’alone orrorifico evocato dalla Gorgone.

“La Gorgone di Milano” lo ha pietrificato, come è nella sua natura, ma non al punto da impedirgli di sottoporre gli autori presenti ad una serie di domande sulla genesi del libro.

A fare da padrone di casa Alfredo Spaggiari, mente e cuore di Urban Center, anch’egli catturato dalla Gorgone e dalle sue pericolose inclinazioni sotterranee, speleologiche ed esoteriche.

(La foto che ritrae i due scrittori-speleologi nei pressi di uno dei luoghi dei delitti della Gorgone è di Riccardo Mari)