Il putridarium della chiesa di San Bernardino alle Ossa a Milano

Il putridarium della chiesa di San Bernardino alle Ossa a Milano

Il putridarium, luogo di preghiera e di morte

 

Quella mattina eravamo in quattro, pronti a scendere nel luogo di sepoltura e di meditazione ideato dai Disciplini secoli prima.

La grande e spessa grata di ferro e ottone che si apriva al centro della chiesa di fronte all’altare aveva tutta l’aria di non essere stata rimossa per molto, molto tempo.

Con l’aiuto del sagrestano, prodigo di consigli, riuscimmo a far scorrere la pesante grata che con un rumore sinistro lasciò intuire la presenza di una serie di scalini ricoperti da una polvere fitta e dall’aria decisamente poco salubre. Prima di scendere indossammo le nostre maschere con i filtri antipolvere, oltre alle inseparabili tute e all’attrezzatura per rilevare l’ambiente. Ci chinammo e uno dietro all’altro iniziammo la discesa cercando di distinguere nel vortice di polvere sollevata dai nostri passi l’ambiente nel quale stavamo penetrando.

Scendemmo pochi metri sotto la chiesa, ma la prospettiva cambiò repentinamente. Quando il pulviscolo cessò di offuscarci la vista, la prima cosa che distinguemmo fu una gran quantità di ossa ‒ crani in particolare ‒ che giacevano abbandonati qua e là, quasi in disordine sui sedili di pietra ricavati nelle pareti del putridarium. Le nostre torce illuminarono mandibole, orbite vuote, tibie e vari resti, molti dei quali sembravano anneriti dal fumo di vecchie lampade o di candele che probabilmente erano state accese lì anticamente. Lo spettacolo era abbastanza inquietante.

Entrammo tutti e quattro nella stanza ipogea dalla pianta poligonale e prima di muoverci rimanemmo immobili, come stupiti, a guardare quel luogo antico e carico di un fascino per nulla inferiore a quello dell’ossario stesso.

In questo caso non erano tanto i resti abbandonati a impressionarci, quanto l’idea che sui vari sedili di pietra, ognuno munito di un buco collegato tramite una canalina a un colatoio centrale, i Disciplini ponessero i cadaveri dei propri confratelli a imputridire e in alcuni casi a mummificarsi naturalmente. I liquidi corporei infatti lentamente defluivano attraverso il buco nel colatoio e i cadaveri lentamente si disidratavano, forse grazie anche alle particolari condizioni climatiche del luogo.

Durante la nostra visita percepimmo una certa umidità nell’aria e una temperatura superiore rispetto a quella avvertita nelle cantine più profonde e più fresche. È difficile immaginare, ripensando ai tempi passati, il terribile tanfo che si doveva sentire nel putridarium ed è ancora più incredibile pensare che durante il processo di decomposizione i cadaveri venissero costantemente visitati dai Disciplini che accedevano a quel luogo lugubre e sotterraneo per meditare sulla morte e per pregare.

Nel putridarium di San Bernardino iniziammo a fare il nostro lavoro di “geometri” del sottosuolo, armati di rotelle metriche e distanziometro laser, mentre uno del gruppo prendeva appunti e disegnava la pianta e le sezioni dell’ambiente. Il lavoro durò all’incirca quattro ore, un tempo che ci parve infinito a causa dell’atmosfera che si respirava lì sotto. Procedemmo dunque al nostro studio, felici di poter aggiungere un nuovo e importante ipogeo al catasto delle cavità artificiali. Con i dati raccolti una volta tornati in superficie avremmo creato una accurata restituzione grafica su cad del putridarium.

Brano tratto dal libro “Milano Sotterranea” di Gianluca Padovan e Ippolito Edmondo Ferrario, Newton Compton Editori

 

Pillole di storia. I rifugi antiaerei a Milano tra il 1931 e il 1939

Pillole di storia. I rifugi antiaerei a Milano tra il 1931 e il 1939

Pillole di storia. I rifugi antiaerei a Milano tra il 1931 e il 1939.

Il primo grande rifugio antiaereo milanese è realizzato al di sotto della Stazione Centrale, opera monumentale progettata dall’arch. Ulisse Stacchini e inaugurata nel 1931. Il rifugio è una struttura “a doppia galleria” con tre distinti accessi: uno per parte alle testate e il terzo centrale, dei quali solo uno si è conservato integro.
L’opera è in mattoni rivestiti internamente di cemento lisciato “a ferro” e, per quanto non “a prova di bomba”, poteva contare sul fatto di essere sotterranea e protetta dalle strutture in cemento armato del soprastante edificio. Si può quindi affermare che offrisse un buon coefficiente di sicurezza. In un momento successivo alla costruzione vengono rinforzati alcuni tratti di galleria mediante solette di cemento armato realizzate inferiormente alle volte a tutto sesto. La cosa interessante è che l’originario impianto d’illuminazione è rimasto come all’epoca, “chiuso” tra le volte a “a botte” e la successiva soletta, ovviamente dotata di un nuovo impianto d’illuminazione. Era provvisto di serramenti blindati a tenuta stagna, impianti di ventilazione forzata e gabinetti. Per lo stazionamento dei ricoverati c’erano apposite sedute e poteva accogliere alcune migliaia di persone.
Si tenga conto che a Milano la falda freatica era prossima alla superficie e i rifugi non potevano essere costruiti in profondità, ma le eccezioni non sono mancate.
Nel marzo 1934 cominciano i lavori per la costruzione della nuova sede della Cariplo, oggi nota come Palazzo delle Colonne, progettata per avere anche cinque piani sotterranei destinati a ospitare non solo il caveau, ma anche un comodo e ben attrezzato rifugio antiaereo. La grande e profonda fossa del cantiere è stata definita “uno scavo ciclopico” e nell’acqua di falda che parzialmente la riempie è varato un particolare e innovativo scafo metallico a tenuta stagna destinato a contenere i piani sotterranei. L’edificio è inaugurato il 5 maggio 1941.
Nel 1935 si costruisce un rifugio in cemento armato nell’Istituto Statale Virgilio presso l’odierna Piazza Ascoli, ex Piazza Rita Tonoli. L’anno successivo è ultimato il rifugio di piazza Giuseppe Grandi, progettato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Milano e realizzato in fase con la soprastante fontana monumentale. È in cemento armato e ha la pianta rettangolare di 23 x 17 metri; l’interno è diviso in ventitrè “celle” di cui le sole sei centrali adibite a rifugio vero e proprio. Non era dotato dell’impianto di ventilazione e filtrazione dell’aria e nemmeno di acqua potabile corrente e di gabinetti propriamente detti.
Negli anni seguenti numerose opere di protezione antiaerea sono costruite nei nuovi edifici e in ottemperanza al Regio Decreto – Legge 24 settembre 1936-XIV, n. 2121, poi Legge del 10 giugno 1937 n. 1527. L’Art. 1 recita: «È fatto obbligo agli Enti o privati che costruiscano fabbricati destinati ad abitazione civile o popolare, di provvedere -a proprie spese- per l’adattamento a ricovero antiaereo di parte del sotterraneo o del seminterrato o, in mancanza, del pianterreno. L’obbligo al cui precedente comma ricorre anche per i fabbricati in corso di costruzione alla data di entrata in vigore del presente decreto». Questi rifugi erano generalmente in cemento armato e dotati almeno di serramenti blindati, ma non sempre dei necessari impianti di ventilazione, filtrazione e rigenerazione dell’aria.
Composta nel 1937, quindi pochi anni prima dell’ingresso dell’Italia in guerra, la relazione dell’ing. Luigi Lorenzo Secchi fornisce il quadro incontrovertibile sulle opere di protezione civile costruite a Milano: «La mia esposizione ha cercato di dare soprattutto l’idea di quanto è stato fatto nei diversi campi delle costruzioni milanesi, di questa Città che ritengo sia all’avanguardia delle costruzioni protettive private, perché sino ad oggi sono stati costruiti 450 ricoveri per una capienza complessiva di 17.000 persone. Poca cosa per una città di 1.200.000 abitanti, ma che in relazione all’apatia pressoché generale con cui viene considerata la costruzione dei ricoveri, è un sicuro indice di volontà e di aderenza alla realtà» (Luigi Lorenzo Secchi, Alcuni tipi di ricovero antiaereo costruiti a Milano. Loro caratteristiche tecnico costruttive, Conferenza tenuta dal Dott. Ing. Luigi L. Secchi al corso di Urbanistica ed Edilizia Antiaerea per Ingegneri ed Architetti, svoltosi presso la R. Scuola di Ingegneria di Roma, dal 15 al 19 Novembre 1937-XVI, Estratto dagli “Atti dei sindacati provinciali fascisti ingegneri di Lombardia”, Febbraio, Industrie Grafiche Italiane Stucchi, Milano 1938-XVI, p. 11).
Nel 1939 la Provincia di Milano fa costruire un rifugio antiaereo in elevato per la Prefettura, che diverrà poi nota con il nome di “Torre delle Sirene”.
Concludendo, si può affermare che fino a tutto il 1939 a Milano e in Italia i rifugi antiaerei propriamente detti, quindi a prova di bomba e di aggressivo chimico, sono pochi e fatti realizzare quasi esclusivamente da cittadini e istituzioni private, come banche e industrie.
Nelle foto a corredo si possono vedere lo speleologo Davide Padovan esaminare una lampada del rifugio antiaereo della Stazione Centrale e il fotografo Gabriele Micalizzi accanto al rifugio monopersona situato nel parco pubblico adiacente la storica Ca’ de Pomm sulla Martesana. La porta blindata chiudeva l’accesso al rifugio di un palazzo signorile milanese, mentre la foto d’epoca della fontana di Piazza Grandi è stata gentilmente fornita da Claudio De Biaggi: un vero salto nel passato!
A nostro avviso i rifugi antiaerei devono essere conosciuti e valorizzati per quello che sono stati e per quanto rappresentano: musei di loro stessi. Sono un mònito che deve fare riflettere i cittadini sul significato della pace e per non farsi trascinare in un nuovo stato di guerra.

Testi di riferimento:

Ferrario Ippolito Edmondo, Padovan Gianluca, Milano sotterranea, Newton Compton, Roma 2013.

Breda Maria Antonietta, Padovan Gianluca, Milano: Rifugi Antiaerei. Scudi degli inermi contro l’annientamento, Lo Scarabeo Editrice, Milano 2012.