RACCONTO DI METAMORFOSI… E GROTTA

Lamia

Attribuito ad Antonino Liberale, questo scritto, inquadrato al II o III secolo, parla di un mostro antropofago, d’una grotta e d’una sorgente aperta con una tremenda capocciata sulla roccia.

Così comincia:

«Alle pendici del Parnaso, verso meridione, vi è un’altura chiamata Cirfi, nei pressi di Crisa. Vi si apre ancora oggi un’immensa caverna, nella quale abitava una bestia straordinariamente grande, che chiamavano Lamia o anche Sibari».

La bestia faceva razzie e stragi nei dintorni, tant’è che per tenerla lontana cominciarono a portarle persone in pasto. Evidentemente coraggio e determinazione erano virtù che non scorrevano nelle vene di chi subiva passivamente. Ma un giorno qualcheduno, per motivi tutti suoi, entrò nella grotta, ne trasse fuori la bestia e la scagliò lungo il dirupo.

Così finisce:

«La bestia precipitando batté la testa sui contrafforti di Crisa e scomparve per la ferita. Da quella roccia sgorgò una sorgente, chiamata Sibari dagli abitanti del luogo; e dalla sorgente i Locresi presero il nome della città di Sibari che fondarono in Italia».

 

Puntualizzano i curatori: «In realtà Sibari era una fondazione achea e non locrese; può darsi che vi sia stata confusione con l’altra celebre città calabrese di Locri».

 

I testi sono tratti da:

Antonio Liberale, Le metamorfosi, a cura di Tommaso Braccini e Sonia Macrì, Adelphi Edizioni, Milano 2018.